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“… L’andavamo a trovare nel suo antro di Lavone dove era sbocciata rigogliosa la sua urgenza di ‘ferraiolo’ e i discorsi erano di violenza sulla vita animale, di fragili e straordinarie virtù fl oreali (conosceva tutto sulle orchidee), di storie valligiane, di impatti personali da superare. L’esistenza vinceva sulla forma. Questa era tutt’al più da sgombrare, da rendere più essenziale e diretta, meno impacciata da ghirigori. I viottoli in discesa di Lavone portavano il vento giù dalla costa e c’era un campo alto sulla strada del fondovalle che già Piotti vedeva animato da un soffi one alto più di due metri, un inserimento dell’arte nel verde del prato”.
Luciano Spiazzi
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